Direttore artistico della Festa del Cinema di Roma, docente alla New York University, scrittore, giornalista, organizzatore culturale. E appassionato di buon cibo. A conversazione con Antonio Monda, alla scoperta di ricette e ristoranti da una parte all'altra dell'Oceano.
Antonio Monda sostiene di avere un unico talento: essere organizzato. E certo ci vuole un piglio organizzativo deciso per tenere insieme le sue tante vite. È il direttore artistico della Festa del Cinema di Roma, docente alla New York University, scrittore, giornalista, organizzatore culturale. La sua casa nell’Upper West Side, accanto a Central Park, è frequentata dalla New York che conta nella cultura, letteratura, arte, cinema. Per carità, non un salotto culturale (termine che non ama), piuttosto un “laboratorio di idee”. E soprattutto un posto accogliente, dove stare insieme è un piacere, celebrato anche dal New York Times, che ha definito Monda un “custode della gloria di New York”.
Abbiamo incontrato Antonio Monda a Torino, dove ha tenuto una lezione alla Scuola Holden. Una chiacchierata informale, come a casa sua a New York, e qui al ristorante: per la cronaca nella location più newyorkese, Piano 35, in cima al grattacielo Intesa Sanpaolo di Renzo Piano, e con un menù dello chef Fabio Macrì con tocchi di cucina romana (Monda è cresciuto a Roma). E visto che uno dei segreti del successo della sua casa- laboratorio di idee pare essere il cibo, come ha dichiarato Isabella Rossellini (“Il cibo è lì per tutti. È abbondante. E puoi andare alle feste vestito come ti pare”) abbiamo parlato di cibo. Ne è venuta fuori un’intervista inedita a tema food, che per parafrasare qualche film potremmo intitolare “Io e il cibo” o “Il senso di Monda per il food” Appena seduto al tavolo, Antonio Monda ha dichiarato “Non so cucinare, ma amo mangiar bene”. Ottimo inizio, si comincia.
Il 2018 è l’anno del cibo italiano. Il cinema può essere un veicolo di immagine anche per il cibo. Quali sono i film-food che ami di più e trovi più interessanti?
La prima scena che mi viene in mente è naturalmente quella classica di Totò e la pastasciutta in Miseria e Nobiltà, e poi Sordi di Un americano a Roma. Ma di film dove il cibo è protagonista ce ne sono molti, dalla Grande Abbuffata di Ferreri, a Vattel con Gerard Dépardieu, La leggenda del Santo Bevitore, Qualcuno sta uccidendo i più grandi cuochi d’Europa, Ratatouille. Anche in Romadi Fellini si mangia - lumache - e c’è una scena erotica in Tom Jones, il film del ’63 con Albert Finney, in cui il cibo è elemento di seduzione…Il mio preferito è forse Il pranzo di Babettedal racconto di Karen Blixen, quest’idea forte del cibo come dono agli altri, anche a costo di rovinarsi economicamente per preparare un piatto perfetto da offrire.
Ha detto che ama mangiar bene… La tua mappa personale di indirizzi speciali?
L’altro ieri ero a Parigi, dove amici mi hanno fatto scoprire un ristorante che non conoscevo, Chez Dumonet in rue du Cherche Midi, un bel bistrot d’atmosfera, che attualmente è in testa alle mie preferenze parigine. E nel resto della Francia vado sempre a provare qualche posto speciale quando sono a Cannes per il festival del cinema, come La Colombe d’Or a St. Paul de Vence, Tetou a Golfe Juan… Ma ho il piacere di ritrovare i ristoranti preferiti in ogni città, ad esempio l’indiano Amaya a Londra.
E in Italia?
A Roma vado da Al Ceppo ai Parioli, al Bolognese a Piazza del Popolo e alla Trattoria Il Moro a due passi dalla Fontana di Trevi. Tra l’altro a proposito del Moro c’è un divertente aneddoto cinematografico. Alle pareti è appeso un poster del Satirycon di Fellini, e il Trimalcione del film era il proprietario, Ettore. Fellini che veniva a cena qui rimase colpito dalla sua faccia e lo volle come attore. Lì ordino sempre gli spaghetti al Moro, la specialità. A Napoli la storica pizzeria Da Michele, e poi mi piace il classico Mattozzi ristorante e pizzeria, e Palazzo Petrucci, sul mare, posizione da favola in un palazzo d’epoca. A Capri da Mammà, ma il mio prediletto rimane Tonino con il grande chef Salvatore Aprea…sono sempre deliziato dalla capresina, uno dei dolci migliori che abbia mai mangiato. E sulla Costiera vado da Maria Grazia a Nerano, mitici gli spaghetti con le zucchine
A New York mangi italiano?
Un posto che amo moltissimo è Casa Lever a Manhattan, al pianterreno della Lever House su Park Avenue, dove si mangia cucina toscana (ma anche una magnifica cotoletta alla milanese), la pasta all’arrabbiata, e dei crudi di pesce impagabili. Ma in fatto di piatti italiani, chi li sa cucinare, con un tocco giamaicano, è mia moglie Jacquie
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E qui dobbiamo aprire una parentesi e presentare Jacqueline Greaves, giamaicana cresciuta a New York, una passione per la cucina italiana alla quale aggiunge tocchi speziati della sua terra, che inventa ricette ispirate a ricordi e contaminazioni (un esempio per tutti, il tiramisù giamaicano) e ha aperto un blog dal titolo programmatico: Food for Talk, cibo che invita a parlare, al piacere della convivialità. Proprio come nelle serate a casa Monda a NY. Tra l’altro nel corso della nostra chiacchierata, Antonio Monda ha contattato spesso la moglie per avere il nome di un ristorante, di quel panettone così buono mangiato a Natale (della Pasticceria Perbellini di Bovolone)…Lei è un po’ la “custode del food”.
Cibo preferito di Antonio Monda?
Mi piacciono moltissimo le mozzarelle di bufala, a New York le trovo ma certo non sono come quelle che mangio qui in Italia... anche se hanno provato ad allevare bufale d’acqua in Texas. E poi la pasta: rigatoni, maccheroni, paccheri…Ricordo i deliziosi cubetti di carne impanati che Bottura ha cucinato per la mostra di Dante Ferretti che abbiamo organizzato al MoMa…
Antonio Monda tornerà in Italia a marzo per la presentazione del suo ultimo romanzo Io sono il fuoco (Mondadori), un nuovo tassello del suo progetto letterario dedicato a New York, dieci libri, uno all’anno, ognuno dedicato a un decennio diverso, con personaggi ricorrenti immaginari e reali che attraversano il tempo e New York. E allora viene spontaneo chiedergli alla fine se il cibo c’è anche nei suoi romanzi.
Naturalmente sì: i miei personaggi mangiano gli hamburger di PJ Clarke’s, un’istituzione dal 1884, dove incontrano Nat King Cole. Nelle mie pagine frequenta anche il Club 21, ma in altri libri compare LA Cote Basque, il famoso ristorante di Manhattan che ha chiuso nel 2004, dove star e politici andavano a gustare la tartare di pesce…Chissà, potrei esserci anch’io, in uno dei miei prossimi romanzi..
Nel caso,vedremo dove il Monda letterario andrà a cena.
Chez Dumonet – Francia – Parigi –117, rue du Cherche Midi – tel. +33 1 45485240 - https://www.facebook.com/chezdumonetjosephine/
Colombe d’Or – Francia – Cannes -St. Paul de Vence – tel. T: +33 4 93328002 - http://www.la-colombe-dor.com/
Tetou – Francia – Cannes -Golfe Juan – 8, Avenue des Frères Roustan – tel. 33 4 93 63 71 16 - http://www.tetou.fr/
Amaya – Gran Bretagna - LondraSW1X 8LB- Halkin Arcade – 19, Motcomb St, Belgravia – tel. +44 20 7823 1166 - http://www.amaya.biz/
Al Ceppo – Roma - via Panama, 2– tel. 06 841 9696 - http://www.ristorantealceppo.it/
Al Bolognese – Roma - piazza del Popolo, 1 – tel. 06 3222799- https://www.dalbolognese.it/
Trattoria Il Moro – Roma - Vicolo delle Bollette, 13 – tel. 06 6783495 - https://www.ristorantealmororoma.com/
Da Michele – Napoli - Via Cesare Sersale, 1– tel. 081 553 9204- https://www.damichele.net/
Mattozzi – Napoli - Via Gaetano Filangieri, 16- tel. 081 416378- http://www.ristorantemattozzi.it/
Palazzo Petrucci – Napoli - Via Posillipo, 16 – tel. 081 5757538 - http://www.palazzopetrucci.it/
Mammà – Capri (NA) - Via Madre Serafina, 6– tel. 081 8377472 - http://www.ristorantemamma.com/
Tonino – Capri - Via Dentecala, 15– tel. 081 8376718 - http://www.ristorantedatonino.it/
Maria Grazia - Massa Lubrense (NA) - via Marina dehttp://ristorantemariagrazia.com/
l Cantone, 65– tel. 081 808 1011-Casa Lever – USA – New York - Lever House - 390 Park Ave– tel. +1 212 8882700 - http://www.casalever.com/
PJ Clarke’s – Usa – New York - 915 3rd Ave– tel. +1 212 3171616- http://pjclarkes.com/
a cura di Rosalba Graglia
foto Melissa Hom